RICERCA: ATTITUDINE MUSICALE - METODO SCIENTIFICO da MUSICA E SCIENZAIl margine sottile ISMEZ, Roma 1991Michelangelo Lupone IntroduzioneQuando ci si trova dibattere un argomento vasto e complesso come il rapporto tra musica e scienza, non si hanno a disposizione molte alternative: o si ritaglia un ambito specifico d’interazione o si tenta di procedere, nei limiti delle competenze, all’analisi comparata dei due sistemi di pensiero. Quest’ultimo caso non può sottrarsi alla rivisitazione del significato di “scienza” e, considerata l’ampia portata del termine, dovrà accogliere le differenziazioni ormai in uso di scienze esatte, naturali, tecniche e anche di scienze umane qualora ci si riferisca agli interventi della sociologia, della psicologia, della linguistica, dell’antropologia. Il complesso sistema di relazioni sotteso alla musica e a queste discipline, necessita dell’analisi dei loro effetti: l’investigazione in questo senso richiede un contributo al tempo stesso eterogeneo e specialistico che supera le intenzioni e le possibilità di questo scritto. Diversamente, dal mio punto di vista, la prima alternativa si mostra subito più congeniale, soprattutto per l’attività che, come musicista, mi ha portato a privilegiare l’indagine fisico-acustica e lo studio informatico dei processi musicali, ma non mi permette di porre in evidenza alcuni presupposti metodologici e contestuali che oltre ad indirizzare molte scelte del linguaggio musicale contemporaneo, rifondano la stessa cultura della musica, sul piano percettivo come su quello realizzativo. Ho deciso allora di non intervenire sulla qualità e quantità degli elementi messi in gioco dal rapporto musica-scienza, ma di guardare la questione sul piano più generale posto dai termini “ricerca” e “metodo” che, ereditati dalla cultura scientifica, integrano tutto il patrimonio delle conoscenze musicali e con esse gli innumerevoli contributi di altre discipline di cui il musicista si appropria per giungere alla comunicazione coerente e profonda del proprio mondo espressivo. E’ un approccio incline all’astrazione per l’inevitabile apertura concettuale che il significato dei due termini propone, forse insolito e decisamente di parte (musicale), ma connesso in modo imprescindibile al sistema di pensiero, prima ancora che all’attività. Rispetto alle due precedenti alternative appare come una terza via, un percorso destinato al chiarimento di ciò che vive come implicito, come presupposto alla sinergia delle due culture, che porge al musicista, più che allo scienziato, gli strumenti sistematici per dirigere l’azione e acquisire conoscenza. “Ricerca” e “metodo” sono per la scienza i termini chiave di qualsiasi speculazione ed ogni disciplina, nel suo operato, ne dichiara i confini e le caratteristiche con precisione per offrire agli interlocutori il percorso adeguato alla comprensione o dei problemi esaminati o delle condizioni della scoperta. Troppo spesso invece nella musica, la questione viene sottratta o ignorata, senza rendersi conto che proprio in questa risiede il potenziale necessario per il riconoscimento delle intenzioni espressive dell’autore e, più in generale, per la comprensione di quei linguaggi messi al bando da molti ascoltatori perché non chiari o, come si sente ancora dire: “distanti dalla mente e dal cuore”. I propositi di questo scritto quindi si rivolgono al dibattito in senso lato e dirigono sulla musica le considerazioni e l’analisi perché in essa “ricerca” e “metodo” sembrano ancora destinati a poche riservate comunicazioni tra specialisti. La distinzione dei termini mi permette di trattare separatamente i concetti in due sezioni: “Il gesto che trova” più inerente alla ricerca e “Il margine sottile” dove intervengo sul metodo, ma nel continuum del concetto di ricerca a cui i richiami sono necessariamente connessi. Volendo descrivere i contorni della “ricerca” in musica con l’ausilio di confronti e considerazioni non troppo astratte, mi sono servito però, del versante opposto o meglio del rovescio della ricerca, di quell’ambito musicale che ne fa a meno o gli si oppone e che senza volerlo ci fornisce l’insieme di indicazioni più utili alla distinzione e alla definizione di un confine della questione.
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